lunedì 22 settembre 2014

SURFER

"You'd catch 'em surfin' ad Del Mar
Ventura County line
Santa Cruz and Trestle
Australia's Narrabeen
All over Manhattan
And down Donhey Way
Everybody's gone surfin'
Surfin' U.S.A."
("Surfin' U.S.A." - The Beach Boys)





Nella California degli anni '40-'50, dilaga la passione per il mare, lo sport, la vita all'aria aperta; tra tutti gli sport praticati, è dal surf che nasce una vera e propria sottocultura giovanile, dominata dal desiderio di libertà, dal ritmo mistico della natura, dalla ricerca dell'"onda perfetta" da cavalcare.
Il surf, in realtà nacque circa 3000 anni fa in Polinesia come divertente passatempo chiamato "he'e nalu", ovvero scivolare sulle onde, ma fu solo agli inizi del 1900 che cominciò a diventare famoso, quando il campione olimpico hawaiano Duke Paoa Kahanamoku portò il surf dalle Hawaii alla Caifornia, all'Australia.
Inizialmente le tavole erano fatte in legno ed erano molto lunghe e pesanti (5 mt per 70 kg) , ma grazie agli sviluppi tecnologici, soprattutto quelli avvenuti durante la seconda guerra mondiale, sin dagli anni '40 è stato possibile usufruire di tavole più leggere, robuste e stabili.
L'abbigliamento dei surfisti è povero e inizialmente casuale e molto colorato. Prima dell'avvento della muta, per surfare si usavano i bermuda a vita alta chiusi con i lacci, i quali vennero resi celebri da Kahanamoku, ma si dovranno aspettare i "pantaloncini Makaha", provenienti dal negozio hawaiano M. Nii, per rendere questo capo famoso oltre la cerchia del surf. Visivamente i Surfer si distinguono dai loro coetanei per l'assenza di brillantina in testa, impossibile da gestire in un ambiente marino, e per una capigliatura più naturale e selvaggia, con i capelli bruciati dal sole e portati un po' lunghi. Oltre ai bermuda, e bikini per le ragazze, quelle rare volte in cui indossano capi di vestiario, prediligono camicie hawaiane a fiori, o quelle a scacchi di lana per riscaldarsi una volta usciti dall'acqua, t-shirt coloratissime e jeans tagliati al ginocchio. Sono soliti andare scalzi e l'unica calzatura che adottano sono le Huaraches, sandali fatti con copertoni di auto, di provenienza messicana; collanine e braccialetti artigianali completano l'outfit. Alcuni di essi si sostengono disegnando e vendendo t-shirt, con disegni che rimandano alla Polinesia e all'arte degli hor-rods, e così, ben presto, anche le tavole e i mezzi di trasporto diventano oggetto di decorazioni.
I Surfer vivono a pieno contatto con la natura e quasi ininterrottamente in spiaggia; quando non surfano, sono soliti passare il tempo a scartavetrare ed incerare le tavole, a chiacchierare delle loro imprese davanti a grandi falò in spiaggia, a commettere qualche furtarello e fumare erba; dormono nei garage e stanno alla larga da scuole, lavoro ed istituzioni, sono alla continua ricerca di onde da cavalcare e spiagge dove "alloggiare". Sono mal visti dalla gente comune che li considera dei barboni perché fanno largo uso di alcol e droghe e li vedono come teppisti da spiaggia che infastidiscono i turisti e bagnanti.
I Surfer, come i Beatnik, possono essere considerati i due movimenti da cui trarrà ispirazione la sottocultura Hippie.
Il surf ha riscosso così tanti consensi ed è stato talmente apprezzato come sport, che è da lui che si svilupperanno poi la cultura dello skateboard e dello snowboard.




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