martedì 6 settembre 2016

La tintura naturale

"L'apertura mentale non è una frattura del cranio"




23-11-2014

L'attenzione al naturale, seppur in maniera lenta, si fa sempre più vivo in ogni ambito della nostra vita, cercando di riscoprire tradizioni secolari, purtroppo perdute per lasciare spazio alla modernità, praticità e velocità di riuscita; anche nell'ambito della tintura tessile, stanno ritornando in auge le tecniche antiche e gli usi delle piante tintorie, come quelli appresi al workshop "La tintura con le erbe e con le piante" fatto presso l'azienda Spring Color di Castelfidardo, con Massimo Baldini di OasiColori, a cui Munablom ha partecipato.

La tintura naturale è da sempre stata usata in ambito tessile fino all'avvento, nel 1900, dell'industrializzazione del colore sintetico, senza però scomparire del tutto.
I colori impiegati in tintura vengono estratti da organismi sia vegetali, sia animali e sia minerali; in ambito tessile, però, questi ultimi non possono essere sempre utilizzati, poichè non essendo solubili, non sono in grado di tingere fibre e tessuti. Difatti i colori usati, dovendo ben penetrare all'interno delle fibre, devono dapprima essere solubili e vengono poi successivamente resi insolubili attraverso un processo chiamato mordenzatura.
Esistono sette gruppi fondamentali in cui sono stati divisi i colori in tintura naturale:
CAROTENOIDI: Arancioni presi dalla calendula e dalla carota.
FLAVONOIDI: Gialli e verdi presi dalla reseda e dalla ginestra.
ANTRACHINOIDI: Rossi presi dalla robbia.
ANTOCIANI: Rossi cremisi-violacei presi dalla frutta rossa, dall'insetto della cocciniglia e dal mollusco murex (per il porpora).
INDIGOIDI: Blu presi dal guado e dall'indigo.
TANNINI: Marroni e nero presi da castagno, mimosa e scotano.
CLOROFILLE: Verdi presi da ortica, spinaci, ginestra.



Il processo di tintura valido per tutti gli organismi, salvo il guado, prevede tre fasi:
1- MORDENZATURA: Fase in cui si prepara il tessuto alla tintura e impiega dalle 2 alle 3 ore, durante le quali viene modificato il PH della fibra in modo che il colore, solubile, a contatto con essa diventi insolubile in maniera da non stingere una volta che il tessuto verrà successivamente lavato ed indossato. Viene pesato da asciutto il filato/tessuto/fibra da tingere. Il mordente usato è l'allume di rocca o, per i tannini, il solfato di ferro, in una quantità compresa tra il 5% ed il 15% del peso totale del materiale da tingere. L'allume, in grani o polvere, viene sciolto in acqua, la quale viene fatta scaldare e, raggiunti i 20°C, vi si immerge il materiale da tingere. Inizia il processo detto "salita" in cui l'acqua passa dai 20° ai 90° (valore che varia a seconda della fibra: 70° per le sete, 90° per le lane, 99° per i cotoni) per dare modo alle fibre di aprirsi per farvi entrare il calore e l'allume. Questa fase dura all'incirca 60 minuti. Successivamente si avvia il processo di "mantenimento" in cui l'acqua si mantiene a 90° (70° o 99°) per un'ulteriore ora. La fase finale, la "discesa" prevede un calo della temperatura dell'acqua fino a 40°, da raggiungersi in 60 minuti. Passata anche questa fase, il tessuto/filato/fibra, viene sciacquato sotto acqua corrente.

2- ESTRAZIONE: Fase in cui viene estratto il colorante dalla pianta, che può presentarsi in polvere, a taglio 'tisana', a pezzi o intera. La quantità di colorante usato può andare dal 20% al 100% calcolato sulla base del tessuto/filato/fibra pesato da asciutto. Tale margine dipende sia dalla fibra usata e da come questa assorbe il colore, sia dall'intensità di colore che si vuole dare al prodotto da tingere. Solitamente le piante usate sono state precedentemente essiccate, ma è possibile usare anche la pianta fresca; in tal caso si necessiterà del 100% della quantità di pianta. Il colorante viene messo in acqua e lasciato 'cuocere' con temperature e tempistiche differenti sulla base del tipo di pianta usata e del taglio della stessa. Passato il tempo necessario, l'acqua colorata viene filtrata per pulirla dai residui della pianta.

3-TINTURA: Terza ed ultima fase in cui il tessuto/filato/fibra viene immerso nell'acqua colorata e così tinto. Per tale fase, come durante la mordenzatura, si ripetono le azioni di 'salita', 'mantenimento', e 'discesa'. Durante la tintura è fondamentale mescolare le fibre/tessuti/filati immersi in modo da conferire una colorazione uniforme e non a chiazze, ed è possibile rafforzare il colore aggiungendo ulteriore polvere tintoria posta in un filtro da tè. In questa fase il PH dell'acqua viene modificato per via dell'aggiunta della fibra da tingere, e può alzarsi o abbassarsi in base al colore disciolto precedentemente; in tal caso è possibile riportare il PH al giusto valore aggiungendo soda solvé, se c'è bisogno di alzare un PH acido, o acido citrico, se c'è bisogno di abbassare un PH basico. Il PH è il valore che esprime l'acidità o l'alcalinità dell'acqua (nel nostro caso); un PH neutro è tra i 6,5 e 7, se è inferiore (da 0 a 6,5) è acido, se è superiore (da 7 a 14) è alcalino o basico. Nel procedimento tintorio la modifica del PH condiziona l'intensità del colore che risulterò più chiaro se è acido e più scuro se è basico.


La tintura con il Guado
Il guado è una pianta appartenente alla stessa famiglia della rucola, del cavolo e dell'indigodina; il colorante blu si trova all'interno delle foglie le quali vengono lavorate fresche poichè non si possono essiccare. Queste vengono immerse in acqua fredda per due ore, il tempo per estrarre il colore, per poi essere separate dall'acqua ormai tinta, la quale viene travasata a cascata in un'ulteriore vasca per farla ossigenare e cambiare colore in blu. Il colore si depositerà lentamente sul fondo vasca e, una volta filtrata l'acqua, fatto essiccare per poi essere ridotto in polvere e macerato. Il pigmento ottenuto sarà insolubile e quindi bisognerà solubilizzarlo chimicamente e, in seguito, renderlo nuovamente insolubile per evitare che il tessuto tinto perdi il colore ottenuto con i successivi lavaggi.
Si pesa inizialmente il tessuto/filato/fibra da tingere, da asciutto, e, in base al suo peso, si prepara il quantitativo di colorante da usare (dal 5% al 15% di colorante). In un contenitore di vetro si mette la soda che verrà disciolta in acqua e aggiunta al colorante per farlo sciogliere; una volta sciolto viene aggiunto al composto idrosolfato di sodio per renderlo solubile. Il contenitore viene poi messo a bagnomaria a 60° per 20 minuti in maniera da far agire l'idrosolfato che leverà ossigeno al colore che, per reazione chimica, assumerà un colorito giallo-verde. In una pentola verrà poi scaldata l'acqua a 60° su cui verrà versata la soluzione che tingerà il liquido di giallo; a questo punto ci si butterà il tessuto/filato/fibra da tingere e lo si lascerà agire mescolando per 20 minuti mantenendo la temperatura costante a 60°. Terminato il tempo di immersione il tessuto/filato/fibra tinto verrà sciacquato sotto acqua corrente ed il colore, per reazione all'ossigeno, da giallo ritornerà ad essere blu.


Durante il workshop abbiamo sperimentato la tintura rossa con la Robbia:

la tintura gialla con la Reseda:

la tintura marrone con la Cipolla:

la tintura blu con il Guado:





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